Sylvie Scala | 11 Nuovi Trend di Consumo post Coronavirus

11 Nuovi Trend di Consumo post Coronavirus

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11 Nuovi Trend di Consumo post Coronavirus

11 Nuovi Trend di Consumo post Coronavirus

La prospettiva di una pandemia globale è sempre stata percepita, ma come spesso avviene con i nuovi trend di consumo, se è facile individuare la loro presenza, è pressoché impossibile sapere per certezza quando e come esploderanno. Se un trend rimarrà in voga per qualche mese, o se risulterà in un cambiamento epocale nei pattern di consumo è difficile da dire: in tempi come questi, dove tutto sembra essere precario e in rapida evoluzione, può essere interessante andare a ricercare quei trend che stavano ribollendo in sottofondo prima dell’esplosione del coronavirus, e che la pandemia porterà ad un aumento rapido e adozione di massa.

Quando il mazzo cade a terra, si ha la possibilità di rimescolare le carte:

Questo momento di transizione può offrire a piccoli player l’opportunità di guadagnare quote di mercato a scapito dei loro pachidermici competitor multinazionali, a patto di saper cavalcare il cambiamento e comunicare i propri prodotti in un contesto favorevole. Ecco i nuovi trend di consumo del dopo Coronavirus che secondo noi delineeranno l’evoluzione del mercato.

  1. Le esperienze virtuali

Il mercato delle esperienze è in costante crescita da parecchi anni, ma nei tempi di ridotto contatto sociale e quarantena le esperienze possono venir trasportate nel mondo virtuale e digitale, dai social media agli esports (fan che seguono i propri campioni mentre giocano a videogiochi online) sono ormai realtà consolidate all’interno del scena dell’intrattenimento, ma la richiesta di esperienze virtuali vedrà un rapido aumento dopo il coronavirus da parte degli utenti che hanno acquisito nuove abitudini di consumo durante i rigidi regimi di quarantena imposti in molti paesi. Webinar, simulazioni in remoto ed altre esperienze sono qui per restare.

Ad esempio i giocatori della fortunata serie di videogiochi Assassin’s Creed, possono partecipare a visite guidate alle principali attrazioni virtuali dell’antico Egitto, in cui il gioco è ambientato, imparando e divertendosi. Non dobbiamo soffermarci troppo nelle ultime evoluzioni di VR e AR come fini a loro stesse, ma concepire l’uso di queste nuove tecnologie per proporre prodotti che incontrino le più basilari e profonde esigenze umane, con progetti che i consumatori siano felici di fruire e condividere.

  1. E-commerce + Videodirette = Vendite

Interattive, esperienziali e in tempo reale, le vendite del futuro scorrono sul canale del livestream in Asia già da anni, dove i venditori si mostrano in diretta a migliaia di consumatori e provano a convincerli della validità dei loro prodotti, venduti ovviamente online, come in un mercato rionale. Questo mix di intrattenimento, commercio e socializzazione ha visto un considerevole aumento  durante la crisi del Coronavirus in Cina e sembra pronto ad essere importato nel nostro mercato: chi colpisce per primo colpisce due volte.

Sempre in Cina, il marketplace Taobao, di proprietà del Gruppo Alibaba, ha lanciato un’iniziativa per consentire ai piccoli produttori agricoli di promuovere i loro prodotti sulla piattaforma per far fronte alla contrazione di consumi legata alla pandemia con ottimi risultati. Troppo spesso in occidente e-commerce viene percepito come sinonimo di Amazon, ma può essere interessante guardare ad oriente, dove l’industria ha i tassi di crescita e penetrazione più importanti, basti pensare che in Korea il 22% dei prodotti FMCG (da supermercato) viene venduto in digitale, in quest’ottica aiutiamo i nostri partner a costruire infrastrutture e-commerce e promuoverle, in modo da non perdere l’occasione di aumentare le proprie vendite sfruttando i nuovi trend di consumo del dopo Coronavirus.

  1. Soluzioni aperte per il bene della comunità

I consumatori amano sempre più premiare i brand coscienti del proprio ruolo all’interno della società e che mettono la sostenibilità e il progresso collettivo al di sopra del successo commerciale. Il Coronavirus è la più urgente e importante minaccia collettiva che la società globalizzata abbia mai affrontato ed è lecito pensare che il pubblico si ricorderà delle aziende che hanno fatto la loro parte nel contrastarla e mitigarne gli effetti con gli strumenti a loro disponibili. Ancora oggi tutti ricordano la decisione dell’azienda automobilistica Volvo di rendere pubblico e gratuito il loro brevetto per cinture di sicurezza a tre punti del 1959, che si stima abbia salvato un milione di vite. A quali dati abbiamo accesso solo noi? Quali strumenti possiamo mettere in campo e quale expertise che abbiamo in casa può aiutare la comunità a superare le proprie sfide condivise?

  1. Benessere negli ambienti chiusi

Tra i nuovi trend di consumo del dopo Coronavirus vi è sicuramente quello di una rinnovata attenzione a pulizia, salute e sicurezza negli ambienti, con una crescente germofobia e un generale interesse per la sanità degli ambienti chiusi intesa anche in senso lato. Sempre dall’Asia, che ospita alcune delle metropoli più inquinate del pianeta, arriva la tendenza all’installare purificatori d’aria per ambienti chiusi con filtri HEPA che catturano fumo, cattivi odori, particelle inquinanti e batteri. Dopo il coronavirus il trend, soprattutto in ambito turistico, sarà quello di prediligere strutture e spazi commerciali che alzino l’asticella in termini di qualità dell’ambiente in chiave salutistica e psicologica. Equipaggiarsi per tempo significa avere un vantaggio tattico sulla concorrenza e comunicarsi come attenti e preparati.

  1. Prodotti di largo consumo a lunga conservazione

Nel settore Food, il trend degli ultimi anni è stato quello di una crescita esponenziale del delivery e out of home, con il segmento HoReCa (Hotellerie, Restaurants & Catering) che ha eroso volumi di vendita ai tradizionali prodotti da supermercato che vengono cucinati a casa. La crisi del virus ha inevitabilmente invertito questo trend e le vendite della grande distribuzione organizzata sono aumentate grazie agli acquisti, talvolta irrazionali, dei consumatori preoccupati di fare scorte per la quarantena. Anche dopo l’emergenza, alcune categorie di prodotti a lunga shelf-life come riso, pasta secca, sughi pronti e surgelati continueranno a godere dell’effetto della malaugurata pubblicità, risultando in un pubblico “abituato al consumo” e minore sensibilità ai cambi di prezzo secondo dati Nielsen.

  1. Dagli assistenti virtuali ai compagni virtuali

A mano a mano che i consumatori si abituato alla presenza di assistenti virtuali, chatbot e intelligenze artificiali che li affiancano, alcuni di essere inizieranno a prediligere bot che simulino emozioni umane e che gli tengano compagnia intrattenendoli ed educandoli.

Lontani dalle visioni distopiche di qualche episodio della serie Black Mirror, le aziende più preparate si limiteranno ad aggiustare il tiro in termini di tono, linguaggio ed elaborazione di informazioni non strettamente informative da parte dei loro assistenti virtuali, creando bot che abbiano più senso dell’umorismo e che stupiscano strappando un sorriso.

  1. Insegnanti e coach in remoto

Molti utenti stanno tentando di rendere produttive le lunghe giornate di quarantena imparando qualcosa, ovviamente sul web. Connettersi in digital con i propri insegnanti e coach che lavorano in remoto è uno dei trend di consumo che verranno accelerati dall’emergenza Coronavirus. I player più attenti in questa fase possono far leva sulle loro infrastrutture digitali e bacino di utenza per offrire spazi e sviluppare prodotti partecipando con personalità in cerca di un palcoscenico virtuale. L’azienda Duolingo, go-to per quanto riguarda lo studio delle lingue su applicazioni per smartphone, sta collaborando con Twitch (piattaforma leader nel settore dei già menzionati esports) per aiutare gli utenti ad imparare una lingua straniera divertendosi.

  1. Non solo distributori automatici

La vendita e distribuzione di prodotti senza passare per nessun contatto umano è sicuramente un argomento interessante in tempi di pandemia globale: già prima del virus l’industria del “vending”, in Italiano tradotto con il meno cool distributori automatici, era in piena espansione con soluzioni innovative per ogni tipo di prodotto e necessità. Tra gli esperimenti più all’avanguardia sicuramente quello di Domino’s Pizza, che nella città di Houston ha iniziato a consegnare pizze a domicilio attraverso automobili a guida autonoma.

I distributori automatici non sono più quelli di una volta: le macchine di oggi offrono esperienze fluide e digitalizzate, accettano pagamenti con carta e contactless e creare un corner all’esterno della propria attività è il modo migliore per fornire il proprio prodotto 24 ore su 24 attraverso soluzioni customizzate che siano consistenti con l’identità dell’azienda

  1. Contrastare l’esaurimento nervoso

Il Burnout, o esaurimento nervoso, miete sempre più vittime a livello globale: anche prima dell’ansia collettiva legata alla pandemia e ai suoi effetti nefasti, la popolazione era soggetta ad alti livelli di stress dovuti agli impegni personali e a condizioni contestuali come la crescita delle inuguaglianze sociali, l’instabilità economica, le crisi ambientali e la miriade di notizie negative che ci bombardano quotidianamente sui media. Fortunatamente l’attenzione per la salute mentale è in crescita, soprattutto in società più progressiste della nostra e gli attori commerciali che aiutano in maniera proattiva a diminuire lo stress dei loro clienti saranno sempre più premiati dai dati di vendita. Qui abbiamo la possibilità di usare la creatività e offrire soluzioni innovative dopo aver attentamente analizzato quali siano i “pain point” dei nostri clienti. Nel turismo, ad esempio, alcune strutture offrono materassini con istruzioni per semplici posizioni di yoga o la possibilità di riprodurre suoni rilassanti nell’intimità della propria camera.

  1. Insegnare al consumatore ad arrangiarsi

I consumatori approfittano del molto tempo libero regalato dalle lunghe quarantene per imparare nuove abilità come cucinare, suonare uno strumento o imparare una lingua straniera, se prima della crisi la tendenza era quella di delegare molte mansioni, dopo il virus il trend di consumo sarà quello di riscoprire come arrangiarsi e fare le cose da sé.

Un produttore di set di pentole, ad esempio, ha ampliato la sua offerta con un servizio di tutoring da parte di uno chef professionista che da consigli e suggerimenti su richiesta ai clienti per un periodo di tempo. Con gli strumenti digitali possiamo andare oltre alla pubblicazione di semplici tutorial video su come usare i nostri prodotti e offrire servizi complementari ad alto valore aggiunto.

  1. Status symbol virtuali

I prodotti fisici hanno avuto l’esclusiva di essere status-symbol sino ad oggi, in virtù delle proprie qualità di scarsità e inaccessibilità ai più, ma se guardiamo alle generazioni più giovani scopriamo che questi consumatori sono disposti a spendere denaro in beni virtuali, come quelli che differenziano il proprio avatar nei videogiochi online. Possiamo riflettere su quali aspetti del nostro prodotto o servizio rendano fieri i nostri clienti di essere tali e facciano parlare bene di noi, astrarre questi concetti e sviluppare badge, filtri per i social media e altri elementi non materiali che contribuiscano ad aumentare la nostra visibilità e profitto

Extra: Come sfruttare i trend

Districarsi nella giungla di nuovi trend di consumo, tendenze e costanti rivoluzione nel panorama dinamico e incerto del business al giorno d’oggi è difficile e ogni idea sembra avere potenzialmente grandi benefici o grandi rischi.

Se hai intenzione di scendere in campo e cavalcare questi e altri trend, innovare, sviluppare prodotti, comunicare in modo corretto sui social e sviluppare la tua attività portandola al prossimo livello, sentiti libero di scrivermi e chiedermi consiglio.

Sylvie Scala project manager & Matteo Rigo seo specialist

 

 

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