Sylvie Scala | Cos'è il Turismo Esperienziale?

Cos'è il Turismo Esperienziale?

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Cos'è il Turismo Esperienziale?

Cos'è il  Turismo Esperienziale?

Mi è capitato di recente di leggere un articolo che esaminava in maniera a mio parere un po’ superficiale il fenomeno del turismo esperienziale.

Che il termine venga spesso abusato ormai si sa, l’ho detto e ripetuto più volte, e attività come degustazioni, tour enogastronomici e attività culturali o outdoor vengono catalogate come “esperienze”.  Di fatto lo sono se dobbiamo considerare il significato letterale del termine, ma se dobbiamo esaminarne meglio il contenuto in relazione all’attuale domanda di mercato, no:  il mercato turistico attualmente identificato con l’aggettivo “esperienziale” si riferisce a tutt’altro tipo di domanda, ossia quella che nasce dall’esigenza di relazionarsi maggiormente con i “locals” e di immergersi completamente in un territorio sentendosi parte di esso.

(Ti consiglio di leggere il mio precedente articolo dove spiego nel dettaglio ciò che ho appena riassunto in poche parole.)

Quindi forse, piuttosto che chiamarlo turismo esperienziale sarebbe stato meglio coniare un termine che identificasse il trend in maniera più precisa. Dato che non l’ho scelto io, il mio desiderio è quello di chiarire qualche dubbio portandovi esempi, dati, numeri statistiche e qualche valutazione empirica sulle mie pagine blog e social.

Il turista di oggi è il turista di ieri? Ni: il turista è un essere umano, e l’essere umano ha dei bisogni primari che sono sempre gli stessi. La scelta di un viaggio è dettata sempre da componenti:

  • Emotive
  • sociali / culturali
  • cognitive
  • motivazionali

Però, la scelta di un tipo di vacanza piuttosto che un’altra varia in relazione a come cambiano le condizioni culturali e socio-economiche della società in cui vive: raramente il “fenomeno del turismo” viene studiato approfonditamente all’infuori di quella che è la prospettiva puramente economica. Quindi prima di parlare di organizzazione di una destinazione, è necessario analizzare alcuni elementi di natura psicologica del turista.

Lo studio del fenomeno turistico richiede approcci e conoscenze interdisciplinari e la psicologia del turismo dovrebbe interagire anche con le altre discipline, come l’economia del turismo, il marketing, la sociologia, l’antropologia, la geografia.

Storicamente Cohen, negli anni 70, fu il primo a dare una definizione di turista raggruppandolo in tre tipologie:

  • Il vacationer, ossia il villeggiante
  • Il sightseer, colui che prova interesse per la storia, la cultura
  • Il drifter il nomade, colui che parte e non sa quando ritorna finché non trova la “verità” del viaggio

Oggi è riduttivo suddividere i turisti in queste macro-categorie ma fare delle sintesi è servito e serve ancora: in sostanza “catalogare” i tipi di turismo, evitandone i processi di stereotipizzazione, aiuta a saper gestire una corretta progettualità e orientare l’offerta pianificando le attività, i prodotti di destinazione e le strategie di marketing nella maniera più precisa possibile.

Quindi, non è che l’essere umano è ora più intelligente e consapevole e desidera fare esperienze mentre prima accettava di acquistare viaggi preconfenzionati adeguandosi con passiva remissività a ciò che gli veniva proposto…. semplicemente sono cambiate le “regole del gioco”: la società in cui vive, il modo di relazionarsi con gli altri individui, i mezzi che usa per comunicare, i ritmi e stili di vita e lavorativi, le disponibilità economiche, le abitudini e soprattutto il tempo a disposizione. Quindi sono cambiate le sue necessità, ed è dai cambiamenti che cresce l’esigenza di proporre delle attività meno standardizzate e più tagliate sulle esigenze attuali.

Si è passato da mercati di massa a masse di mercati: ad oggi il mercato è molto più frammentato rispetto a prima quindi anche le attività di marketing devono putare a diversificarlo il più possibile per renderlo diverso e unico, come diversi e unici sono i target.  L’essere umano cerca stima e autorealizzazione anche nell'esperienza del viaggio, ed è sulla base della differenza tra individui che si deve orientare ad oggi l’offerta turistica.

Quindi, dato che esistono diversi tipi di turismo, sulla base di questi si possono creare “esperienze” più interattive ed immersive (e ripeto allo sfinimento, per esperienze si intende ciò che definisco all’inizio del presente e nel precedente articolo che ho scritto sull’argomento)

  • Business
  • Bleisure
  • Mice
  • Turismo enogastronomico
  • Turismo culturale
  • Vacanza attiva e attività outdoor
  • Etc, etc, etc…

Sappiamo bene tutti che esiste una svariata infinità di siti che ci aiutano a programmare e prenotare il viaggio in autonomia e sperimentare tante cose diverse e nuove:  mezzi di trasporto, alloggi, tour organizzati, soggiorni all inclusive.

Ma anche portali che ad oggi si propongono di offrire “esperienze”, violentando ancora una volta il significato (non letterale) che dovrebbe essere attribuito a questo termine, e che in realtà alla fine non offrono nulla di così personalizzato.

Stiamo parlando di aziende come ad esempio Musement, AirBnB, Expedia…Queste sono tutte realtà capaci di gestire con forza la loro presenza online, pertanto non possono fare altro che offrire attività globalizzate, omogenee, che perdono sia in autenticità che professionalità. Infatti propongono attività spesso raffazzonate e abusive.

(Che poi la lotta contro l’abusivismo non riguarda solo la tutela delle professioni turistiche ma prima di tutto la tutela del consumatore, la reputazione globale di una destinazione, di un Paese… inutile che io ripeta ancora e fino alla nausea che dai tour operator stranieri siamo percepiti come improvvisati, abusivi e disorganizzati: provate a fare qualche fiera, incontrateli e chiedere loro dei pareri sinceri.)  

Il mio obiettivo è quello di dar voce e visibilità ad aziende di più piccole e medie dimensioni come la realtà di Artes con cui collaboro. Aziende che vogliono fare la differenza e che non possono permettersi il lusso di apparire ovunque ma che sono in grado di creare sinergie di rete, che sono capaci di mettere insieme prodotti turistici di qualità con professionisti scelti, riscoprendo e onorando i luoghi e le tradizioni più vere.  Realtà che certamente necessitano un supporto sia pubblico che privato in termini di energie, collaborazioni e investimenti.

 

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