Come migliorarsi, e quindi, aumentare i propri profitti?

Come spesso dico durante i miei webinar, i dati sugli arrivi internazionali in Italia non sono confortanti.

Ho spiegato che per anni abbiamo vissuto di rendita con la presunzione che il nostro paese abbia dei requisiti che da soli sono sufficienti ad attrarre flussi turistici, cosa non vera dando uno sguardo alle statistiche che ci vedono al quinto posto mentre vedono i nostri vicini Francia e Spagna rispettivamente al primo e secondo posto.

E vi ho lasciato con un quesito importante. Come possiamo migliorare? Come è possibile guadagnare di più col turismo? Per farlo bisogna dare uno sguardo a quali sono le ulteriori falle del nostro sistema.

Questi ed altri argomenti sono trattati e approfonditi ampiamente nei corsi di formazione che tengo.

Diatribe politiche durate decenni, inerenti al potere legislativo in materia di turismo tra stato e regioni, carenza di investimenti in infrastrutture idonee, moderne e all’avanguardia atte ad ospitare turisti.

Siamo percepiti dai grandi distributori (tour operator e agenzie viaggi straniere) come realtà troppo frammentata e male organizzata, individualista, campanilista.

poca formazione e scarsa professionalità degli addetti al settore, specie inerenti i temi più attuali:

  • capacità di cooperazione e coesione (reti di impresa con obiettivi chiari, concreti, condivisi da tutti, utili in termini di progetti ad ampio respiro – no eventi singoli)
  • web marketing integrato (saper utilizzare tutti gli strumenti digital nella maniera corretta per promuovere correttamente sia la propria azienda, ma anche condividendo la promozione di un territorio con un obiettivo comune/condiviso)
  • cultura dell’accoglienza in chiave “esperienziale”
  • conoscenza del proprio territorio
  • capacità di accogliere turisti “particolari” (nicchie)
  • mancanza di comunicazione di un territorio in maniera forte, univoca, integrata e coesa
  • saper orientare l’offerta verso i trend del momento (turismo esperienziale, slow tourism, turismi di nicchia vs. turismo di massa)
  • capire le esigenze e la psicologia del nuovo turista
  • saper gestire una corretta progettualità aziendale on e offline, saper pianificare le attività in maniera corretta senza sprecare energie, risorse economiche e tempo.
  • pessima comunicazione tra pubblico e privato

Leggendo quest’elenco verrebbe spontaneo pensare che sia un’utopia integrare tutte queste cose insieme in un sistema organizzato che funzioni a regola d’arte. Assolutamente no, ci sono realtà in tutto il mondo assolutamente organizzate e funzionanti, esempi eccellenti di sistemi turistici integrati che fatichiamo ad emulare.

Ma senza essere formati e informati come possiamo farlo?

Con la presunzione dei pre-requisiti di cui l’Italia già dispone? Con la semplice creatività? Non è sufficiente, nonostante siano certamente caratteristiche che a noi italiani non mancano.

Non si può progredire continuando ad “inventarsi” ancora una volta nuovi eventi che puntino i riflettori su un determinato territorio/località. Non si fa turismo in questo modo. Gli eventi lasciano il tempo che trovano, sono ben distanti dal concetto di destinazione turistica internazionale, non portano continuità e flussi turistici costanti durante tutto l’anno ma visitatori concentrati in brevi periodi che non sempre usufruiscono di servizi come pernottamenti, escursioni.

Il nocciolo della questione sta altrove. Sta proprio nelle basi. Nella cosiddetta “progettualità integrata”.

Cosa è la progettualità integrata?

È quel progetto prima discusso e poi condiviso tra più soggetti pubblici e privati di un’area, che preveda l’unione organizzata di tutti gli elementi necessari per far sì che l’area in questione sia fruibile da un turista, poiché dispone di servizi idonei ad accoglierlo, e che si possa definire “destinazione turistica”, in quanto porti dei flussi che garantiscano ricchezza e occupazione in maniera costante.

Per spiegare il succitato concetto vi faccio un banale esempio: immaginatevi la “macchina turismo” come fosse un corpo umano: è l’integrazione dei sistemi complessi che comunicano tra loro tramite impulsi nervosi e ormonali che fa funzionare tutto il corpo.

Tutto parte dal cervello che metaforicamente dovrebbe essere la leadership politica, la sua qualità, in pratica chi sta al vertice della piramide organizzativa e tira le fila; quindi successivamente tour operator e alberghi che sono la colonna portante (scheletro e apparato muscolare); infine poi tutti gli altri attori come guide turistiche, vettori, organizzazioni che si occupano di animazione territoriale, che possiamo definire coloro che portano il “carburante” a tutto il sistema (apparato digerente).

Provare a pensare quando nel corpo umano uno solo degli apparati non funziona bene: tutto l’organismo ne risente.

E così funziona nel turismo: ad esempio se mancano infrastrutture adeguate a ospitare i turisti (ad es. ciclisti senza bike hotels o piste ciclabili organizzate con deposito rifiuti, bagni o centri di ristoro, punti di informazione con distribuzione mappe e materiale informativo, etc.), o se la professionalità degli addetti al settore è medio-bassa, sicuramente anche un solo ingranaggio porterà danno all’intera “macchina.”

Garantito!

Avendo lavorato per molti anni in agenzia di viaggio, mi sono resa conto che a volte basta anche che un solo piccolo apparentemente insignificante elemento del pacchetto sia di scarsa qualità che possa rendere al turista la vacanza, tanto progettata con cura, un vero inferno! (nonostante il soggiorno in un bellissimo hotel e località).

Qualche esempio?

  1. Volo in ritardo di molte ore.
  2. Impianto dell’aria condizionata in hotel che spara l’aria fredda sopra la testiera del letto.
  3. Mancanza di servizi banali come distributore bevande fresche all’arrivo in hotel in giornate afose.
  4. Personale dell’hotel poco propositivo, poco informato sulla destinazione, le possibili escursioni, gli eventi.

Queste sono solo alcune tra le cose che fanno parte della “cultura dell’accoglienza”, di cui siamo assai carenti.

Non dimentichiamoci che i bisogni di base di un turista sono quelli comuni a qualunque essere umano. Troppo spesso chi lavora nel settore se ne dimentica danneggiando non solo la vacanza del turista, ma la propria immagine aziendale e nel complesso infine l’immagine di un territorio.

Ricordiamoci che viviamo nel “world of mouth” ovvero nell’era del passaparola, con Tripadvisor, siti di recensione e i social media dove le informazioni vengono condivise in tempo reale alla velocità della luce.

Quindi, tornando alla domanda iniziale? Come possiamo migliorare? Come si progetta una destinazione?

Per semplificare ulteriormente e farvi capire meglio la complessità dell’organizzazione di una destinazione turistica, le manovre da adottare sarebbero:

Analisi dettagliata dei differenti prerequisiti di un territorio (senza in quali non potremmo parlare nemmeno di turismo) e delle sue potenzialità, opportunità, possibilità.

Possibile presenza di elementi che permettano la realizzazione di itinerari volti a turisti particolari (turismo di nicchia, sempre più in crescita!)

Verifica dettagliata della domanda e dei trend del mercato (Cosa vogliono oggi i turisti?)

Ultimo ma importantissimo: verifica di altre realtà (territori) con requisiti simili al nostro per comprendere le manovre strategiche adottate da loro ed eventualmente da emulare in merito all’organizzazione degli elementi che seguono:

  • Reti e collaborazioni e quindi capacità di cooperazione, comunione e cooperazione.
  • Creazione di infrastrutture.
  • Rilancio delle strutture ricettive obsolete, o da rivolgere a particolari nicchie.
  • Mirata formazione di tutto il personale addetto.
  • Comunicazione del territorio attraverso un marketing di qualità e capace di attrarre adeguatamente i flussi, realizzato da personale altamente qualificato.

Formazione, formazione, formazione!

Come potete capire è un processo molto lungo e articolato che ho tentato di spiegare semplificando qualcosa che è difficilmente semplificabile, ma sul quale desidero, anche se a modo mio, consapevolizzare chi ha intenzione di iniziare a comprendere come funziona la “macchina turismo”.

Credo che la mia fortuna sia stata quella di lavorare per molti anni in agenzia di viaggi: grazie alla vendita ma soprattutto alla creazione e progettazione di pacchetti professionali sono venuta a contatto con tutte le realtà, ossia tutti gli attori del turismo (vettori, albergatori, ristoratori, comuni, produttori locali, ncc, guide, etc.) sperimentando e mettendomi in gioco sia nel mondo outgoing che in quello incoming.

Questa opportunità mi ha permesso di avere accesso ad una visione integrale di questa realtà complessa, ma altrettanto complesso è estendere questo panorama al prossimo, a chi non è del settore, ma soprattutto a chi ci già ci lavora (albergatori, guide, etc.) essendo attività specializzate, con un ruolo più specifico e dovendosi occupare quotidianamente di tutt’altro.

Coltivare persone e relazioni, penso sia il lavoro più bello che ci sia.

Senza una visione di insieme e senza osservare e capire i mutamenti del mercati internazionali, senza sapere se realmente la nostra offerta incrocia la domanda e i trend, senza analizzare la psicologia del nuovo turista/cliente/consumatore in quale oramai senza internet smartphone e tecnologie integrate non vive, senza la comprensione dell’utilità del digital e dei nuovi sistemi di fare marketing e di progettare, non solo diventa faticoso lavorare nel turismo, ma diventa impossibile far decollare un territorio come destinazione turistica.

La formazione è il vero segreto per dare sviluppo, valore aggiunto e continuità ad un’impresa e a un territorio.

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